10 punti per riformare la politica

ritratto di kappe

Le parole per descrivere la decadenza in cui è finita (o è sempre stata) la nostra politica non ci sono, il disinteresse della popolazione è quasi totale, è sicuro che c'è qualcosa da fare, ecco 10 punti che condivido moltissimo (pubblicati su repubblica.it) per riformare il sistema politico:

Decalogo per il Palazzo

di MARIO PIRANI


La crisi della politica è all'improvviso diventata il fatto del giorno.
Nessuno minaccia il sistema democratico, però non vi è chi non
percepisca l'ondata crescente di insofferenza e di distacco
dell'opinione pubblica di ogni colore nei confronti di quello che è
diventato un ceto sociale pervasivo, invadente, privilegiato e
totalmente inefficiente. Sia di centro sinistra che di centro destra.

Ora tutti ne parlano, le interviste si sprecano e la propensione al
dibattito fine a se stesso rischia una volta ancora di confondere,
annoiare, ridurre tutto a una verbosa contrapposizione. Come se non ci
fosse nulla da fare.

Eppure non crediamo sia così. Il ritardo accumulato è tanto ma è forse
ancora possibile proporre ai cittadini una vera riforma della politica.

E' un compito che spetta al centro sinistra se non vuole, presto o
tardi, essere travolto (la destra può vivere anche nell'anti politica).
Occorre, però, avere una chiara percezione del pericolo e non ridurlo -
illudendosi - ad un deficit di messaggio, a una carenza di
comunicazione. No. Il baratro è nei fatti, nelle attese deluse, nei
comportamenti senza differenza di qualità. E solo i fatti possono
ridare fiducia e ricomporre il consenso. Fatti che debbono realizzarsi
subito e tali da dare il segno del cambiamento. Ne elenchiamo alcuni,
un'agenda possibile per una vera riforma.

Primo: cambio radicale dell'équipe di governo, subito dopo le elezioni
amministrative, con accorpamento e riduzione netta dei ministeri,
taglio della compagine dell'esecutivo (oggi 104 tra ministri e
sottosegretari) con un massimo globale di 60.



Secondo: abrogazione delle leggi sullo spoyls sistem nella Pubblica
Amministrazione.

Terzo: introduzione dell'obbligo del concorso con regole ferree e con
classifica rigida (senza possibilità di scegliere fra rose di
cosiddetti idonei) per tutte le nomine di pubblico interesse, dai
primari degli ospedali ai direttori dei parchi ambientalistici, dai
consiglieri di società partecipate a quelli degli organismi
previdenziali.

Quarto: riduzione di un terzo del numero dei consiglieri regionali,
provinciali e comunali.

Quinto: Rai liberata dalla presenza dei partiti. Nomina di un nuovo
consiglio di amministrazione con personalità della comunicazione e
della cultura di comprovata indipendenza di giudizio.

Sesto: abolizione del cosiddetto "panino" nei telegiornali Rai, con il
falso pluralismo di dichiarazioni politiche suddivise secondo il
modello artificiale tra tutti i partiti.

Settimo: eliminazione dei finanziamenti assegnati ai consiglieri per
spese a loro libito, decise da alcune leggi regionali. Creazione di un
elenco delle società ed enti inutili costituiti dalle Regioni e varo di
un piano di tagli in proposito.

Ottavo: riduzione drastica dei privilegi dei parlamentari e dei
consiglieri regionali (dalle pensioni prima dei 65 anni e dopo mezza
legislatura agli infiniti benefit).

Nono: introduzione delle primarie istituzionalizzate e regolate per le
cariche elettive nel Parlamento, nelle Regioni e nei Comuni.

Decimo: istituzione di norme di accesso, di libera contesa e di
elezione che rendano il Partito Democratico un organismo aperto alla
società, contendibile, scalabile da forze giovani, palestra di idee e
valori non trampolino per carriere sicure, il partito della riforma
della politica.




(24 maggio 2007)

 

sarebbe un bel punto di partenza è? che ne dite?


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